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Casa di accoglienza per minori da 0 a11 anni

Casa di accoglienza per Madri e Minori

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Testimonianze
 

Testimonianza in occasione della 16 marcia della pace di Cantù, Gennaio 2008

 

La “Casa Famiglia Ballerini” nasce sviluppando l'idea di Giuseppina Ballerini, cittadina benemerita canturina, laica consacrata nell'ordine delle suore di Sant'Angela Merici.

 

GIUSEPPINA BALLERINI nasce a Cantù il 9 Aprile 1914 e da sempre risiede in Città; tutta la sua vita, nella semplicità e nel nascondimento umile e silenzioso, è stata un servizio gratuito al prossimo, servito con amore cristiano. Se si vuole trovare in lei una donna straordinaria che abbia compiuto opere eclatanti ci si sbaglia: la scelta di vita di consacrarsi al Signore tra le suore Orsoline laiche dell'istituto secolare di Sant'Angela Merici, l'ha portata a rinunciare ad avere una propria famiglia per essere al servizio dei bisognosi.

Sin da piccola per le sue grandi doti insegnò catechismo presso la parrocchia di San Teodoro; fu tra le prime iniziatrici del gruppo missionario parrocchiale, e ricevette in persona con una delegazione di giovani ragazze le reliquie di Sant’Agata custodite nella basilica di San Teodoro.
Validissima collaboratrice delle suore Canossiane per anni seguì il loro apostolato.
                                                                                                   
La vocazione al servizio segna anche gli ultimi anni: sempre al servizio della sua famiglia si trova ormai novantenne a curare (da più di 20 anni) due nipoti: un'invalida al 90% e con problemi psicologici, ed il fratello sordomuto dalla nascita; per la loro cura decise anche di abbandonare la frequenza alla messa domenicale che seguiva solo attraverso televisione, e l'attività missionaria e caritativa.  Ecco dove sta lo straordinario di questa donna: la semplicità e la laboriosità nascosta di una donna canturina che ha fatto della vocazione cristiana il suo luogo dove spendersi per la famiglia.

Molti conoscono il suo operato, la sua riservatezza e il suo essere schiva nel chiedere aiuto: pur nella condizione di essere aiutata, visto l'età, ancora restava al servizio dei bisognosi.
Con l'aiuto dei parenti, nasce la scelta di ristrutturare la loro casa rendendola una "Casa Famiglia" destinata all'accoglienza delle persone bisognose, idea da lei sostenuta che matura grazie alla collaborazione di molti volontari.
Due settimane dopo aver ricevuto la benemerenza da parte del comune di Cantù attribuitagli dal Sindaco, Signora Tiziana Sala, lasciava serenamente questa terra affidandosi alla provvidenza di Dio.

La casa famiglia Ballerini ha come costitutivo imprescindibile e fondamentale del progetto educativo l’educazione cristiana cattolica così come da volontà espressa dalla fondatrice.
In essa trovano accoglienza e affetto ormai da tre anni, minori e madri allontanati dal contesto famigliare da decreto del tribunale. Essi vengono accolti per un periodo determinato cono lo scopo di aiutarli a reinserirsi in maniera positiva e felice nel contesto sociale, alcuni attraverso il ritorno in famiglia dopo la risoluzione dei conflitti del nucleo familiare, altri nell’inserimento in famiglie d’affido o di adozione.
 
Spesso i nostri ospiti faticano ad avere un ricordo positivo della loro famiglia, e inseriti nella nostra struttura riassaporano la bellezza, il calore e l’affetto di una casa, di una nuova famiglia costituita non da legami parentali ma dalla condivisione della stessa speranza: un futuro di serenità e di pace.

Quella pace che si dovrebbe respirare nelle mura domestiche, ma che spesso per povertà umane o materiali rischia di essere presto dimenticata, i nostri ospiti la assaporano attraverso l’affetto e la cura degli operatori e dei volontari che in modo discreto li aiutano a formare una “nuova famiglia” allargata che ha alla sua base gli stessi principi di una famiglia, cosi come ricordato dal papa nel messaggio per questa giornata mondiale della pace.

Si costruisce cosi tra gli ospiti una famiglia interculturale e religiosa: fedi e tradizioni diverse sotto lo stesso tetto condividono la vita di tutti i giorni: attraverso il dialogo, il confronto e l’arricchimento personale. In questa nuova famiglia l’altro non è l’estraneo, il nemico non è da guardare con sospetto e timore, ma è una risorsa, un dono, ed una promessa.
Cosi come ricorda il Papa nel suo messaggio: “di fatto, la prima forma di comunione tra persone è quella che l'amore suscita tra un uomo e una donna decisi ad unirsi stabilmente per costruire insieme una nuova famiglia. Ma anche i popoli della terra sono chiamati ad instaurare tra loro rapporti di solidarietà e di collaborazione, quali s'addicono a membri dell'unica famiglia umana”: la nostra casa famiglia è luogo di esperienza di pace famigliare dove non solo si devono superare le difficoltà caratteriali di uno ospite ma anche le differenze culturali e religiose. Tale superamento avviene attraverso il rispetto e l’accoglienza.
La riservatezza delle vicende personali non ci permette di raccontare in particolare la storia di qualche ospite, ma siamo sicuri che il desiderio di pace insito nel cuore di ciascuno di voi, quella pace che respirate nelle mura domestiche al  termine di una giornata lavorativa, quella pace che ti fa sentire bene e amato, è cio che apprezzano e ricercano maggiormente i nostri ospiti.
Dice Benedetto XVI “ Una famiglia vive in pace se tutti i suoi componenti si assoggettano ad una norma comune: è questa ad impedire l'individualismo egoistico e a legare insieme i singoli, favorendone la coesistenza armoniosa”; la “norma” comune della casa famiglia è l’accoglienza piena di affetto e di rispetto: un affetto tipico di chi si apre all’altro per fargli spazio nel proprio cuore.  Un’ accoglienza capace di dialogo che porta  gli ospiti a vivere gesti semplice ma pieni di significato come la messa di Natale e di Pasqua a cui partecipano tutti a prescindere dal loro credo, o la condivisione attraverso la conoscenza dei riti non solo cristiani ma anche delle altre religioni monoteiste a cui appartengono gli ospiti.
La condivisone della mensa, del gioco, del tempo libero e del riposo aiuta gli ospiti e le loro madri ad uscire da quella logica di individualismo e di egoismo che spesso serpeggiano nella nostra società. All’interno della casa famiglia non esiste l’io, ma il noi! Ciascun ospite responsabile del suo tempo, dei suoi progetti e delle sue cose, sa che il modo migliore è quello della condivisione.
Condivisione anche della gioia nel momento in cui, al termine di un progetto educativo un ospite lascia la casa famiglia per ritornare nel contesto d’origine o in una nuova famiglia: condivisione di speranze e di gioie sono alla base della nostra struttura.
Crediamo che questa piccola testimonianza, sorta dalla vita di una donna semplice e umile, che non ha mai voluto far parlare di se, sia una forte testimonianza che chiami ciascun cristiano ad interrogarsi sull’apertura alla carità e all’amore verso l’ultimo e il bisognoso. I volontari che ogni giorno accanto agli operatori animano e costruiscono pietra dopo pietra il sogno di Giuseppina Ballerini sono davvero un seme di speranza e di pace non solo per la nostra città.
Siamo convinti che il nostro operato, pur piccolo che sia, nel mare immenso delle esigenze sociali, sia un seme di profezia. Quella profezia nascosta ma capace di germogliare come il seme che cade nella terra per portare frutto. Quella profezia che trova nel Vangelo la forza di superare le piccole difficoltà quotidiane tipiche di ogni famiglia, e che aiuta ogni ospite a vedere il futuro come un periodo gravido di speranza e di promesse.

 
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