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Casa di accoglienza per minori da0 a 11 anni

Casa di accoglienza per Madri e Minori

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Storia
 

La «Casa Famiglia Giuseppina Ballerini»: nido di accoglienza per minori, nasce sviluppando l'idea di Giuseppina Ballerini, cittadina benemerita canturina, laica consacrata nell'ordine delle suore di Sant'Angela Merici.

GIUSEPPINA BALLERINI nasce a Cantù il 9 Aprile 1914. 

Tutta la sua vita, nella semplicità e nel nascondimento umile e silenzioso, è stata un servizio gratuito al prossimo, servito con amore cristiano. Se si vuole trovare in lei una donna straordinaria che abbia compiuto opere eclatanti ci si sbaglia: la scelta di vita di consacrarsi al Signore tra le suore laiche l'ha portata a rinunciare ad avere una propria famiglia per essere al servizio dei bisognosi. Sin da piccola, per le sue grandi doti, insegnò catechismo presso la Parrocchia di San Teodoro; validissima collaboratrice delle suore Canossiane per anni seguì il loro apostolato. È tra le fondatrici del gruppo missionario parrocchiale, fu lei in persona, a ricevere dalle mani del Beato Cardinale Alfredo Ildefonso (Vescovo di Milano) le reliquie di Sant'Agata, patrona delle donne, ancora conservate nella Basilica di San Teodoro.

Fu presidente dell'Azione Cattolica negli anni del dopo guerra mettendosi al servizio e alla cura di anziani presso le loro famiglie.

Due settimane dopo aver ricevuto la benemerenza da parte del comune di Cantù, attribuitagli dal Sindaco, Signora Tiziana Sala, (9 Febbraio 2004) lasciava serenamente questa terra affidandosi alla provvidenza di Dio. Per dare concreto seguito a tale volontà, il 12 Luglio 2004, nasce l'Associazione "Casa Famiglia Giuseppina Ballerini», ente senza scopo di lucro; a portare avanti il progetto è Don Andrea Cattaneo pronipote della stessa.

La Casa Famiglia Ballerini ha come costitutivo imprescindibile e fondamentale del progetto educativo l'educazione cristiana cattolica, così come da volontà espressa dalla fondatrice.

MARIA CRISTINA CELLA, UNA MAMMA EROICA

NON SI SENTIVA MADRE CORAGGIO, SI SENTIVA SOLO MAMMA!
Maria Cristina Cella è nata a Monza il 18 agosto 1969. Dal matrimonio con Carlo Mocellin, con il quale ha vissuto a Caranè in Valsugana, sono nati Francesco, undici anni, Lucia nove e Riccardo otto. Per non mettere in pericolo la terza gravidanza, ha rifiutato il trattamento chemioterapico necessario a combattere il tumore all'inguine che l'aveva colpita. Dopo lunghe sofferenze, il 22 ottobre 1995, si è spenta all'ospedale civile di Bassano del Grappa. Per capire la scelta di Cristina, bisogna prima conoscerla. Ne abbiamo parlato con il marito.

Come vi siete conosciuti?
Cristina viveva a Cinisello Balsamo (MI), ma veniva spesso in vacanza qui a Valstagna dai nonni materni. Ci siamo conosciuti così. Lei aveva sedici anni, io diciannove. Io ho sempre avuto il desiderio della famiglia, ma non avevo trovato la persona giusta. Quando ho visto Cristina, ho capito subito che c'era qualcosa di speciale. Dopo che è tornata a casa, abbiamo iniziato a scriverci. in quel perodo lei aveva già fatto un cammino di fede. Prima di conoscermi, aveva anche pensato a una vocazione diversa. Quando sono arrivato io, le ho un po' sconvolto i piani. Ma se il Signore le aveva messo davanti me, voleva dire che aveva un progetto per noi. Ci siamo fidanzati e presto abbiamo iniziato a parlare di matrimonio, di famiglia, di figli. Mi ha regalato il suo diario, con le sue riflessioni interiori. Lo leggevo e capivo che era qualcosa di imprtante, che mi aveva regalato una parte di sè, ma ancora non arrivavo a comprenderne del tutto la profondità. Qualcosa di più ho capito dopo.

Presto è arrivata la malattia.
Aveva diciassette anni quando le hanno diagnosticato un sarcoma a una gamba. All'operazione sono seguite terapie durissime, che le provocavano nausea e sofferenza. Dopo era talmente distrutta che mi ha detto: Se dovesse capitarmi ancora, non la rifarei più". Questo condividere la sofferenza ci ha legati ancora di più. Ho capito che non potevo più lasciarla, che eravamo nati per stare insieme per sempre. Da lì in poi abbiamo vissuto convinti che il male fosse stato sconfitto.

Invece il sarcoma si è ripresentato.
Sì, però è rimasto fermo per cinque anni, dandoci il tempo di sposarci e avere dei figli. Ogni cosa che Cristina ha chiesto a Dio, le è stata data. Aveva chiesto la famiglia, i figli, e Lui glieli ha dati. Ci siamo sposati nel febbraio del '91, lei aveva ventidue anni e studiava lingue a Milano. Avrebbe voluto insegnare. Dovevamo sposarci ad aprile, ma avevamo la casa pronta, volevamo stare insieme, così abbiamo anticipato. Forse qualcuno ci ha fatto sposare in fretta perchè il tempo sarebbe stato poco. L'idea era di aspettare prima di avere figli, almeno fino a che lei si fosse laureata, ma non abbiamo messo limiti alla Provvidenza e Francesco è arrivato a dicembre dello stesso anno. Eravamo convinti, perchè così si concretizzava la famiglia e tutto quello che volevamo.
Lei ha sempre detto a Dio: "Piuttosto che neanche uno, mandamene dieci". era contenta di diventare madre. E Dio, nel giro di tre anni e mezzo, ce ne ha mandati tre: Francesco, Lucia e Riccardo. Al secondo, c'era qualcuno che cercava di spiegarci come fare per non averne altri, ma noi ci mettevamo a ridere. All'inizio della gravidanza di Riccardo, Cristina si è accorta che il nodulo alla gamba c'era ancora. E' stato uno dei momenti più duri per entrambi. Ormai ce n'eravamo dimenticati. Eravamo sicuri che fosse guarita. Invece, si è risvegliata la sofferenza, soprattutto in me. Vedevo svanire il sogno che mi ero prefisso, quando fino a qualche giorno prima avevo davanti i nostri cinquant'anni insieme. Ero alla svolta più importante di tutta la mia vita. Lei no, perchè lei aveva già una fede che andava oltre ciò che io potevo capire.

Ho salvato il figlio pur sapendo di mettere a rischio la sua vita. Un atto eroico?
Qualcuno l'ha chiamato così, ma Cristina voleva vivere, voleva tornare alla sua famiglia. Quando i medici, fatta la biopsia, si sono accorti che il male era ritornato, sono partiti subito con l'idea dell'intervento, delle terapie, visto che la gravidanza era ai primi mesi. Non hanno fatto in tempo neppure ad aprire bocca, perchè Cristina ha detto, con fermezza: "Dottore, sono incinta" e lui ha capito di avere davanti una madre che prima di tutto voleva proteggere suo figlio, ma anche pensare a una soluzione per lei. Lei voleva guarire. A quel punto il dottore ha suggerito un intervento senza terapie invasive. Dopo il colloquio con il medico, Cristina per la prima volta ha sentito muoversi il bambino come se le stesse ringraziando per quello che faceva per lui. Gli ha scritto per dirgli che la sua mamma non l'ha lasciato perchè voleva andarsene, ma che gli ha voluto bene fino in fondo, che la scelta che è stata fatta è stata fatta per lui.
In casa, parliamo sempre della mamma. Lei è ancora con noi anche se in maniera diversa, forse più importante da un certo punto di vista, ma naturalmente fisicamente ci manca.

Poi è venuta l'operazione.
E' stato fatto un intervento con il minimo di anestesia possibile. Lei si era informata di tutto. Non voleva assolutamente che venisse messa a rischio la vita del bambino. Infatti, come ha aperto gli occhi, ha chiesto subito di suo figlio. L'operazione è andata bene, ma per essere più efficace, probabilmente sarebbe dovuta essere affiancata dalla chemioterapia, che lei ha rinviato a dopo il parto. Credo che Cristina abbia pensato: intanto metto al sicuro Riccardo poi, se Dio vuole lasciarmi qui, che faccia le terapie prima o dopo, non cambia nulla. Non abbiamo dovuto discuterne, tutto è venuto naturale, perchè era la cosa che entrambi credevamo giusta. A luglio del '94 è nato Riccardo e dopo sono iniziate le radioterapie, ma il male non ha voluto fermarsi.

In questo periodo in Carlo è avvenuto un cambiamento interiore.
Da quando ha capito che le cose diventavano serie, non mi sono mai fidato del Padreterno fino  in fondo. Nella mia vita fino ad allora non gli avevo riservato molto spazio. Ero molto preso dalla mia quotidianità: avevo un buon lavoro, una famiglia, ero arrivato ad avere quello che volevo. Probabilmente, ci stavamo accontentando. Cristina l'aveva capito. Poco prima di sapere che stava aspettando Riccardo, ha fatto la sua preghiera spontanea e al Signore ha detto: piuttosto che allontanarmi da te, mandami quello che vuoi. Sentiva che ci stavamo fermando ai nostri ottant'anni di vita sulla terra. Ci stavamo accontentando di cose importanti, belle, ma non era tutto. Se si parte dall'idea che siamo nati per l'eternità - diceva - non ci si può accontentare di quello che si ha qui. Quando mi ha raccontato questi suoi pensieri, io mi sono arrabbiato. Perchè? - ho detto - Hai già tre filgli, stai sudiando! Andava a Milano sempre con il pancione, mi sembrava già abbastanza. Cosa gli vai a chiedere a questo Padreterno, che poi ti ascolta sempre. infatti, anche quella volta lì l'ha ascoltata. Queste cose le ho capite dopo. Anche nella sofferenza lei andava avanti fidandosi di Dio, pur volendo risolvere le cose. Gli dicevo: Io ti chiedo di guarire, però tu vedi al di là. E' stata dura, ma in quel momento mi sono reso conto che non ero solo. Questo mi ha cambiato la vita. Io fino a quando Cristina è stata qui ho continuato a chiedere la sua guarigione. Più io chiedevo la sua guarigione, più il Signore guariva me. Lei lo sapeva. Il buon Dio l'ha lasciata sulla terra finchè io sono stato pronto ad affrontare serenamente la vita con i bambini senza di lei.

Cristina è morta a ottobre del '95.
Nel momento del passaggio, la soffferenza c'è stata, anzi, non era mai mancata, però una sofferenza serena, con la presenza di qualcuno che mi consolava in maniera spontanea. In quel momento Dio ha saputo conquistarmi, ha saputo propormi quello che nessun altro aveva saputo propormi. Negli ultimi tempi quando ci siamo resi conto che lei sarebbe morta, ci siamo dati apputamento per l'eternità. Sapevo che sarei rimasto qui, che avrei cresciuto con l'aiuto di Dio la mia famiglia, in attesa di rincontrarla.

Come ha reagito la gente?
Non tutti hanno capito. Qualcuno ha detto che Cristina è stata egoista perchè doveva pensare a suo marito e ai figli che già aveva. Ma lei ha sempre sentito che la vita non è nostra, che i figli sono un dono di Dio. Che siano dieci giorni dal concepimento, un mese, tre mesi o otto, è qualcosa che non è nostro, è qualcosa di speciale. Basta questo per rispondere. Lei ha pensato prima alla vita. Si è fidata di me per quello che riguarda il lato umano, per il resto si fidava di Dio.

Come vive un uomo giovane la mancanza di una donna al suo fianco?

E' dura. Pensi che prima di sposarci, Cristina era stata un mese in Francia, e io sono andato perfino dal cardilogo perchè non riuscivo a starle lontano. Non mi immagino abbracciato a un'altra donna, con Cristina ci siamo dati appuntamento per l'eterntà. Allora, potremo stare insieme in maniera diversa, ma per sempre. Certo, fisicamente, mi manca. La vorrei qui, vorrei abbracciarla la sera. Ci sono pensieri che non riesco a condividere con nessun altro, non sempre mi basta parlarle solo interiormente. Mi vengono in mente i momenti belli. Lei mi aspettava affacciata alla finestra, mi chiamava, fremeva perchè arrivasse il venerdì sera, per avere sabato e domencia insieme. Ci sentivamo famiglia più felice del mondo, nonostante le difficoltà. Queste cose mi mancano, ma c'e' qualcosa in gioco di più grande, che mi aiuta ad aspettare. Se mi fosse capitato tutto quello che mi è successo senza che il Padreterno mi avesse donato questa forza, sarei scoppiato, forse mi sarei buttato da un ponte. Invece Lui fa le cose bene. Prima mi ha preparato. Questo per me è un viaggio con tante cose da fare con i bambini. se vogliono farmi un dispetto, mi lasceranno qui altri cinquant'anni. Sono sette anni che Cristina è morta. Aspettiamo altri sette, otto cicli da sette anni e ci ritroviamo.

Maria Cristina Cella, nell'ottobre del 1995, dal letto dell'ospedale di Marostica (Vi) - sarà poi trasferita a Bassano del Grappa dove si spegnerà il 22 dello stesso mese - scrive al figlio Riccardo.

Caro Riccardo,
tu devi sapere che non sei qui per caso. Il Signore ha voluto che tu nascessi nonostante tutti i problemi che c'erano. Papà e mamma, puoi ben capire, non erano molto contenti all'idea di aspettare un altro bambino, visto che Francesco e Lucia erano molto piccoli. Ma quando abbiamo saputo che c'eri, ti abbiamo amato e voluto con tutte le nostra forze. Ricordo il giorno in cui il dottore mi disse che diagnosticavano ancora un tumore all'inguine. La mia reazione fu quella di ripetere più volte: "Sono incinta! Sono incinta! Ma io dottore sono incinta!" Per far fronte alle paure di quel momento ci venne data una forza smisurata di volontà di averti. Mi opposi con tutte le mie forze al rinunciare a te, tanto che il medico capì già tutto e non aggiunse altro.
Riccardo, sei un dono per noi.
In quella sera, in macchina, di ritorno dall'ospedale, quando ti muovesti per la prima volta, sembrava che tu mi dicessi: "Grazie, mamma, che mi vuoi bene!" E come non potremmo volertene? Tu sei prezioso, e quando ti guardo e ti vedo così
Bello, vispo, simpatico... penso che non c'è' sofferenza al mondo che non valga la pena per un figlio. Il Signore ha voluto ricolmarci di gioia, abbiamo tre bambini stupendi, che - se Lui vorrà - con la grazia, potranno crescere come Lui vuole. Non posso che ringraziare Dio perchè ha voluto farci questo dono grande, che sono i nostri Figli. Solo Lui sa come ne vorremmo altri, ma per ora è davvero impossibile.

Maria Cristina
Questa lettera - spiega Carlo Mocellin - Cristina l'ha scritta dicendomi che un giorno, quando Riccardo avrebbe potuto capire, avrei dovuto fargliela leggere. Quando la sua mamma è morta lui era troppo piccolo. Con questo scritto Cristina voleva dirgli il suo amore per lui.

IL FRUTTO DELL'AMORE
Che grande dono sono i BAMBINI!
E' immenso il mistero che ognuno di essi nasconde: due persone si sono amate a tal punto da generare un altro essere. Signore, fa che il nostro amore (mio e di Carlo) sia tanto grande, profondo e vero da generare un giorno nuove creature. Come tu pe amore hai creato l'uomo, così questi per amore può generare un FIGLIO: è fantastico. L'amore è veramente infinito...
Signore, aiutaci a fare dell'Amore non un oggetto, ma un vero e proprio progetto di vita, affinchè amandoci e amando possiamo tetimoniare il tuo grande, immenso AMORE!
                                                                                                                                 Maria Cristina 6 marzo 1987

MAMMA...PAPA'
Come sarà bello quando ti chiameranno MAMMA!; poi sentiremo PAPA'! solo a pensarci mi sento battere il cuore...
Dev'essere davvero fantastico essere madre: poter amare, insegnare, crescere un figlio tutto tuo, piccolo, gracile, indifeso; donargli tutto ciò che puoi, trasmettergli ciò in cui tu credi; educarlo ad amare, a perdonare, a sorridere alla vita come tu ti sei sforzata di fare; accettare e vivere ogni esperienza, nella consapevolezza che tutto insegna; insegnargli a meravigliarsi di fronte alle cose, grandi e picccole, sapendo che tutto nasconde un segreto. Guidarlo, guardarlo crescere nella speranza che il suo futuro sia più vero e più bello di ogni altro. Signore, grazie per ciò che mi fai provare anche se non sono ancora madre.

6 marzo 1987

Carissima suor Annarosa,
è con immenso piacere che Le scrivo, dovendo rinunciare per molto tempo a vederla. Infatti, come già saprà, dovrò rimanere a letto per altri quattro mesi, per portare a termine quella gravidanza inaspettata, o per lo meno non cercata, che il Signore ha voluto donarci. Aspettare un bambino, il nostro bambino, è un'esperienza stupenda che io e Carlo stiamo vivendo giorno per giorno. Pensare che siamo responsabili di una vita, però, non è facile. Molte volte ho paura, piango, soprattutto quando sento che per questa creatura non posso fare niente, sebbene sia io ad averla in grambo. Il pianto che ha accompagnato la notizia di aspettare un bambino continua per la paura di perderlo, e questo è il mio stato d'animo da una settimana a questa parte. Ma il Signore ha voluto donarmi un marito così meraviglioso che anche di fronte a  quest'angoscia, sa donarmi una parola di fede sincera. Proprio l'altra notte, quando ancora piangevo, le sue parole forti e dolci nello stesso tempo, mi hanno scossa e ancora mi fanno pensar: ora mi rendo conto che davvero siamo così fragili e deboli di fronte a Lui da dover solo ringraziare persino per il dono così scontato di aprire gli occhi al mattino. Anche per quest'esperienza, ai miei occhi negativa, deve uscire dal cuore un grazie profondo perchè, nel suo immenso amore, ha voluto che incontrassi il mio Carlo, che avessimo un bambino e soprattutto che mi rendessi conto che nè Carlo nè il bambino mi appartengono, perchè sono solo suoi. Ora sono più tranquilla anche perchè queste parole di Carlo, che forse già pensavo, le sento talmente vere da darmi sicurezza. Sì, è vero, per quanto io voglia fare, è la Sua volontà che conta e che trionfa (...).

Sua Cristina

3 settembre 1991



Maria Cristina era in attesa del primogenito Francesco.

 
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